Vincitori 2018

Miglior Cortometraggio Farm Cultural Park – Premio 1.000 Euro

SACCAGE – Regia di Alexandre BOESCH-BRASSENS, Jonathan BREUER, Julie MANSUY, Nicolas OCIPSKI, Paul GAULIER, Samuel RAMAMISOA, Sylvain MASSON, William RIMA – Francia

I HATE PINK – Margherita Ferri – Italia

Per aver raccontato con maestrìa la straordinaria storia di Violante, una bambina che ama il mondo maschile sin da quando era piccolissima, ma soprattutto per aver mostrato ad un pubblico molto attento alla tematica che, un mondo aperto ed uno sguardo alla diversità in modo quasi romantico è possibile, una visione rappresentata dalla magnifica interpretazione e narrazione dei genitori di Violante e ripreso, montato e diretto in modo perfetto da Margherita Ferri.

Miglior Shortfarm:  IL TRATTO – Regia di Alessandro Stevanon

Il cortometraggio diretto da Alessandro Stevanon racconta una fiaba moderna sull’amicizia, sui dettagli che rendono unici le relazioni sociali e  sul sapere osservare e raccontare le persone per quello che sono. La storia, soprattutto,  fa riflettere su come le nuove generazioni accolgano il tema dell’immigrazione, della tolleranza e dell’integrazione, di cui tanto si discute di questi giorni. Il corto, infine, nella sua lirica più intima  ci rimanda, romanticamente, ad una delle canzoni più belle della musica italiana “il Vecchio ed il bambino” di Francesco Guccini. Un valore aggiunto.

Miglior Social/Creative ShortFarm e Miglior Colonna sonora: EYES, Regia di Maria Laura Moraci

Il cortometraggio affronta una tematica molto delicata e importante ma la regista è riuscita a cogliere l’essenza e la sensibilità del pubblico attraverso una direzione mai banale coinvolgendo l’emotività attraverso gli occhi e lo sguardo degli attori, diretti brillantemente. La bellezza della colonna sonora domina sull’ambientazione  e sull’agire dei corpi. La musica rimanda al “coro greco” e agisce collettivamente sulla scena insieme ai personaggi.  Lo spazio trasforma il corpo e  il suono che riverbera sul movimento  scenico  in un crescendo di phatos.

Miglior DocuFarm: LA PRIMA FIGLIA – Regia di Vladimir Di Prima

La fotografia e la musica risultano efficaci e perfettamente allineati al tema sentimentale della storia, una forte donna segnata dalla dura esistenza, è il simbolo di una Sicilia che nonostante il relativismo dilagante spera e persevera e mantiene saldo il valore della vita.

Miglior FarmAnimation: THE ARCHIVIST – Inès Bourie – Francia

The Archivist vince per la straordinaria capacità di raccontare il valore del sapere e l’importanza di tramandarlo ricordandoci con una narrazione toccante e l’immagina accurata e di grande bellezza, il nostro bisogno di grandi maestri in quest’epoca in cui la cultura è l’ultimo baluardo contro l’appiattimento e la mediocrità.

Miglior FarmClip: LE CHIAVI IN BORSA – Regia di Andrea Sanna – Italia

Per aver raccontato una storia con taglio giovane, accattivante, con delle sbavature volute ed una regia attenta e precisa. Da segnalare, inoltre, un montaggio di primo ordine che ha sicuramente fatto la differenza nella vittoria finale.

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Miglior Regia: Adriano Morelli – Il nostro limite

Atmosfere ozpetekiane per il film di  Adriano Morelli. Il regista affronta con grande stile ed in punta di piedi il tema dell’omosessualità . Morelli accende i riflettori sul tema dell’ipocrisia e della falsità che spesso condanna all’infelicità.  Il regista, con grande bravura ed intuizione, approfondisce i personaggi ed analizza le sottigliezze delle loro espressioni che, spesso, risultano compassionevoli.

Miglior Sceneggiatura ex-aequo: Nicola Palmeri – Fisolofia

Il discorso filosofico, nei suoi risvolti metafisici,  è analogo a quello artistico. Nicola Palmeri coglie, appunto, nel segno questo principio. Con la sua originale  sceneggiatura, indaga sul senso dell’essere e  dell’esistenza umana. Novello DOSTOEVSKIJ, infine,  ci convince che la bellezza salverà il mondo.

Miglior Sceneggiatura ex-aequo: Pippo Mezzapesa – La giornata

Sapiente e non facile  ricostruzione della vera storia di  Paola Clemente, bracciante pugliese di quarantanove anni, che  muore di fatica sotto il sole. Mezzapesa ci regala un lavoro coraggioso che ricostruisce, attraverso  i gli atti processuali le ultime ore di vita della bracciante sfruttata dai  caporali.  Originale, infine, l’idea di affidare alle voci delle donne in viaggio sul pullman che le porta al lavoro nei campi le dichiarazioni degli atti processuali.

Miglior Fotografia: Arran Green – Chyanti – Nepal

il corto di Veemsem  Lama  ha una  grande  capacità di incorporare inquadrature in movimento a favore di una storyline coinvolgente ed emozionante in una location mozzafiato che contribuisce ad incuriosire lo spettatore nel seguire la trama. Originale l’uso di livelli spaziali diversi nella relazione tra i protagonisti, esaltando, così, il malinconico rapporto familiare.

Miglior Montaggio: Mathieu Toulemonde – Famille a Vendre – Belgio

Ottimo lavoro di  Mathieu Toulemonde che con Famille a Vendre dimostra rilevante consapevolezza e padronanza delle tecniche di editing.  Inoltre, l’elevata professionalità del montaggio,  in tutti i reparti produttivi della commedia Belga, scritta e diretta da Sebastian Pedretti , riesce a legare, quasi romanticamente,  sequenze di situazioni  paradossali e  grottesche, disegnando un quadretto familiare bizzarro in una location insolita.

Miglior Attore: Antonello Puglisi – Fisolofia

Per l’espressiva recitazione ed il sapiente uso della mimica facciale e gestuale. Puglisi riesce ad interpretare il ruolo del “saggio” con grande coinvolgimento emotivo rendendo la conversazione (grottesca e surreale) viva,  partecipata e credibile.

Miglior Attrice: Il cast di Artem Silendi – Artem Silendi – Francia

Lo sguardo, che tradisce dissapori e vecchi rancori, è l’ unica forma di comunicazione nel cortometraggio privo di dialoghi.  Le bravissime attrici francesi, nel ruolo della Novizia, ci regalano personaggi molieriani convincenti e degni della migliore “Comédie Francaise” .

Menzione speciale: Sangita Tamang – Chyanti

Con volto espressivo e sguardo efficace riesce ad esprimere il disagio della fanciullezza tradita.